"Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare a un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l'ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco lì accanto senza toccarla, mentre il sole sopra di noi diminuiva di intensità nel cielo blu, la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non abbiamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto" (M. Proust)
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sabato 17 dicembre 2011
domenica 6 novembre 2011
Restare nella parola
Ma qual era il tratto singolare di questo sguardo? Che cosa lo connotava?
Vedevo - e l'altro lo avvertiva - insieme a lui al contempo le sue cose: l'albero sotto il quale stava camminando, il libro che teneva in mano, la luce in cui stava, anche se era quella artificiale di un negozio; il vecchio dongiovanni con il suo vestito chiaro e il suo garofano in mano; il viaggiatore con il suo bagaglio; il gigante con il suo invisibile bambino sulle spalle; me stesso insieme al fogliame che arrivava turbinando dal bosco del parco; ciascuno di noi con il cielo sopra il suo capo.
E se queste cose non c'erano?
Allora la mia stanchezza le creava, e l'altro, sperso fino a quell'istante nel vuoto, sentiva intorno a sé da un attimo all'altro l'aura delle sue cose. (...) Grazie alla mia stanchezza il mondo si sbarazzava dei suoi nomi e diventava grande. ( P. Handke)
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