E ti darò il mio mattino intrecciato
di rose
l’aroma del caffè sul tuo cuscino
ti porgerò
ti porgerò
e la mia gola diafana (me lo dici).
Per te fasci di fiori traboccanti
tra le buste del pane caldo morso per strada,
la solita impaziente …
il mio canto stonato
A te che dici anche
della mia quiete che è diamante,
a te, la mia sera appisolata
sulle tue ginocchia
mentre spegni la stanza del giorno.
Ravviserò i tuoi occhi
dietro ogni vetrina
e acquisterò per te cose acquistate.
Resti di un amore
raccattati nel ferro grigio
sotto cento cravatte (li ripulirò prima con cura).
Altro non ho.
Ma tu, non prestare il mio verso
antica fune tesa alla luna.
Tu, non farmi male. (M. P.)
Tu, non farmi male. (M. P.)






















