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martedì 24 gennaio 2012

entre - deux






"L’antichità vedeva nel sacrificio un crimine, il crimine di colui che infliggeva la morte alla vittima di fronte al silenzio e all’angoscia del pubblico; crimine in cui il sacrificatore, consapevolmente ed egli stesso angosciato, violava il divieto dell’omicidio. Ciò che è importante è che, nella sua essenza e nella pratica, solo l’arte esprime questo momento di trasgressione religiosa, ed è la sola sia ad esprimerlo tanto profondamente, sia ad esserne l’unica via d’uscita. E’ lo stato di regressione che il desiderio vuole, è l’esigenza di un mondo più ricco e prodigioso, l’esigenza, in una parola, di un mondo sacro. La trasgressione si traduce sempre in forme prodigiose: ovvero nella musica, nella poesia, nella danza, nella tragedia e nella pittura. L’arte non ha altra origine che la festa, in ogni tempo, e la festa, che è religiosa, si lega al dispiegarsi di tutte le risorsa dell’arte.Non possiamo immaginare un’arte indipendente dal movimento che generò la festa”  (G. Bataille)