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venerdì 26 agosto 2011

Pannychis


   "Getta via il tuo tripode, Pizia, gettalo con te nella crepa della terra, anch'io sto per morire, la fonte di Tilfussa ha compiuto la sua opera: Addio, Pannychis; non credere però che noi due ci perderemo. Come io ho voluto sottomettere il mondo alla mia ragione ho dovuto in quest'umida spelonca affrontare te che hai provato a dominare il mondo con la tua fantasia, così per tutta l'eternità quelli che reputano il mondo un sistema ordinato dovranno confrontarsi con coloro che lo ritengono un mostruoso caos. Gli uni penseranno che il mondo è criticabile, gli altri lo prenderanno così com'è. (...) Il conflitto tra noi due, Pannychis, il conflitto tra il veggente e la Pizia, divamperà su tutti i fronti: il nostro è ancora un conflitto emotivo, non sufficientemente meditato, eppure laggiù già costruiscono un teatro e già ad Atene un poeta sconosciuto sta scrivendo una tragedia su Edipo. Ma Atene è provincia, e Sofocle sarà dimenticato, Edipo invece continuerà a vivere, resterà un tema che pone a noi enigmatici quesiti. A che cosa, per esempio,è dovuto il destino di Edipo? Alla volontà degli dèi, al fatto che egli abbia trasgredito alcuni princìpi sui quali si regge la società dei nostri tempi (benché da questo io avessi cercato di proteggerlo mediante l'oracolo), oppure semplicemente Edipo è vittima di un caso sfortunato che tu hai evocato con il tuo capriccioso vaticinio?".
La Pizia non rispose, tutt'a un tratto non c'era più, e anche Tiresia era scomparso, e con lui il plumbeo mattino che gravava su Delfi, la quale si era pure inabissata. ( F. Dürrenmatt)