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giovedì 6 gennaio 2011

mobile isola

"Per riconciliare la tua infanzia con la tua rivolta
il mattino, l'isola intatta
coi segni del destino su te e sulla tua rabbia.
Per farne la tua vita, come risplende un ippocastano.

Il consenso dato
fra le ostinate riserve dell'infanzia.
L'innocente orologio dorato,
che non suona mai quando s'è fanciullini
perchè il sogno batte il polso dell'avvenire
e disfa il tempo.

 I ripostigli della nostalgia son forse  preliminari
alla tenerezza che si ritrova e s'attua
nei dì che il monte vicino a casa rispondeva all'attesa
come cosa sempre oltre, a un tratto captata?
Quale conquistatrice è la fragile vita!
Specchio dove ci vediamo quali ci desideriamo.
Dovrai sforzarti di rassomiglire a quella tua immagine.
Ma perchè arrossivi, tu che non hai mai avuto paura?

Ci furono gli amori plagiari
d'un modello d'assoluto amore invano bramato
che astiosamente prostrava il tuo corpo
fino a non lasciar più che una grande plaga
offerta all'astro assordante.
Ci fu il tuo deserto, animato
da un aprile di mille menzogne.
Tanti uccelli colpiti dalle febbre, sprezzanti.
Bolle che s'aprivano per tutto il lungo corpo.
  E il rifiuto e le lacrime, le lacrime buie e chiare.

  Ma l'infanzia, mobile isola, s'avvicinava a prua,
annebbiata negli occhi del sonno,
tra il fragore delle rotte più pericolose.
Perchè all'amore toccasse la fortuna di svegliarla,
per ricompensarti d'averla portata in seno fedele.
Perchè gli fosse possibile di riconoscerti,
tu ch'eri destinata ad aprir la tua vita nella mia.
E oggi è lui che s'avvicina
Oggi piangi vere lacrime di donna, piangi.
Son io... t'ho vista alfine... Entro nell'isola"