"Cosa resta, quando resta poesia?
Nient'altro che l'essenziale, dunque quasi niente. Anime inchitonate di una solitaria e condivisa paura della loro forza dissolutrice, che può ancora attrarre a sé e offrire da vicino, con le sue lunghissime braccia orfiche, l'immaginario in versi (...) E per come Roma viveva l'ethos ho meno passione che per come il latino in metri duraturi lo disponeva. Non vale l'argomento, ma l'energia che il disegno emana, la luce sospesa ai lampadari del suono, i dolori virili di parto del verbo" (G. Ceronetti)
