martedì 28 dicembre 2010

mirabile voce

        
      "Le sirene sono la forma inafferrabile e proibita della voce che attrae. Non sono altro che canto. (...) La loro musica è il contrario di un inno: nessuna presenza scintilla nelle loro parole immortali, solo la promessa di un canto futuro ne percorre la melodia. E' per questo che le sirene seducono, non  tanto per ciò che fanno udire, ma per ciò che brilla nella lontananza delle loro parole, l'avvenire di quel che stanno per dire. Il loro fascino non nasce dal canto attuale, ma da quello che  s'impegna ad essere. Ora, ciò che le sirene promettono a Ulisse di cantare è il passato delle sue stesse imprese, trasformate per il futuro in poema. "Noi conosciamo le sventure, tutte le sventure che gli dèi nei campi della Troade hanno inflitto alle genti di Argo e di Troia". Offerto come incavo, il canto non è che l'attrazione del canto, ma non promette all'eroe nient'altro se non la copia di quel che ha già vissuto, conosciuto, sofferto, nient'altro se non lui stesso. (...) Può darsi che sotto il racconto trionfante di Ulisse regni il pianto ineludibile per non aver ascoltato meglio e più a lungo, per non essersi immerso il più vicino possibile alla mirabile voce, là dove il canto forse si sarebbe compiuto. (M. Foucault, La pensée du dehors, 1966)

giovedì 23 dicembre 2010

25, 1, 29


"Non scomporti - sii a tuo agio con me- sono Walt Whitman, liberale e forte come la Natura, e finché il sole non ti eviterà, non sarò io ad evitarti, finché le acque non si rifiuteranno di brillare per te, né le foglie di frusciare per te, le mie parole non si rifiuteranno di brillare e stormire per te. Piccola mia, fisso con te un appuntamento, e ti chiedo di prepararti per essere degna di questo incontro, ti chiedo anche  di essere paziente e pura finché io giunga. Per ora ti saluto con uno sguardo eloquente affinché tu non possa dimenticarmi"                                            (W. Whitman)

domenica 19 dicembre 2010

dreamlike

"Tra me e me ho chiamato così la tua immagine, dal momento che non conoscevo il tuo vero nome...che continuo a non conoscere".
Aggiunse queste ultime parole con qualche esitazione, e anch'ella tentennò un poco prima di rispondere alla sua domanda indiretta: "Mi chiamo Zoe".
A Norbert sfuggì di bocca come un lamento: "E' un bel nome e ti sta bene, ma io ci avverto come una crudele ironia, perchè Zoe significa vita".
"Bisogna piegarsi all'irrevocabile- replicò lei- e da tanto tempo ormai mi sono abituata a essere morta. Ma per oggi il mio tempo è scaduto; tu hai portato il fiore dei sepolcri: che mi sia di guida sulla via del ritorno. Dammelo dunque".(W. Jensen, Gradiva)

giovedì 9 dicembre 2010

to be for ever


...A Vienna ci sono dieci ragazze,
una spalla dove singhiozza la morte
e un bosco di colombi disseccati.
C'è un frammento del mattino
nel museo della brina.
C'è un salone con mille finestre.
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
Prendi questo valzer con la bocca chiusa
 

  Questo valzer, questo valzer, questo valzer,
di sì, di morte e di cognac
che  bagna la coda del mare.
T' amo, t' amo, t' amo
con la poltrona e col libro morto,
nel malinconico corridoio,
nell'oscura soffitta del giglio,
nel nostro letto della luna,
e nella danza che sogna la tartaruga.
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!...

                                                   ( F.Garcia Lorca)

martedì 7 dicembre 2010

to be.

"Passavamo la sera in casa, attorno alla tavola, noi fratelli e mia madre. Quanto a mio padre se ne stava a leggere nella parte opposta della casa; e, di tanto in tanto, s'affacciava nella stanza, dove eravamo raccolti a chiacchierare e a giocare, S'affacciava sospettoso, accigliato; e si lamentava con mia madre della nostra serva Natalina, che gli aveva messo in disordine certi libri; "la tua cara Natalina", diceva. "Una demente", diceva, incurante del fatto che la Natalina, in cucina, potesse udirlo. D'altronde alla frase "quella demente della Natalina" la Natalina  c'era abituata, e non se ne offendeva affatto"                                                          (N.Ginzburg, Lessico famigliare)


To be, or not to be

 
"Se un fiore fiorisce una sola notte, non per ciò la sua fioritura ci appare meno splendida. E così pure non riuscivo a vedere come la bellezza e la perfezione dell’opera d’arte o della creazione intellettuale dovessero essere svilite dalla loro limitazione temporale Potrà venire un tempo in cui i quadri e le statue che oggi ammiriamo saranno caduti in pezzi, o una razza umana dopo di noi che non comprenderà più le opere dei nostri poeti e dei nostri pensatori, o addirittura un’epoca geologica in cui ogni forma di vita sulla terra sarà scomparsa: il valore di tutta questa bellezza e perfezione è determinato soltanto dal suo significato per la nostra sensibilità viva, non ha bisogno di sopravviverle e per questo è indipendente dalla durata temporale assoluta" (S. Freud, Caducità)