lunedì 25 aprile 2011

eccomi qua...

Tu saresti capace di piantare tutto e di ricominciare la vita daccapo? Di scegliere una cosa, una cosa sola e di essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché è la tua fedeltà che te la fa diventare infinita? Ne saresti capace?
                                                                                dal film “Otto e Mezzo“, di Federico Fellini, 1963

mercoledì 20 aprile 2011

lunedì 18 aprile 2011

extimité

  

   "E' un suicidio vivere all'estero.
    Ma come sarebbe essere a casa?
    Un persistente disfacimento" (B. Brecht)




mercoledì 13 aprile 2011

jeringado

      
      "Come e più di una donna ti abbiamo amata, cercando di afferrarti nei giri di notte per disabitate vie, di abbracciarti, di convincerti, dopo un fuggitivo spasmo, a non lasciraci subito. Ti abbiamo amata come la voce umana, come la voce più umana...Come luce d'Occidente, dove sempre sarà tramonto, ci hai dato istruzioni per bene, e anche superiormente, morire; come luce d'Oriente, dove il tempo non ha colore, hai dissolto la nascita e svuotato di denti la morte. 
Ricordaci , filosofia.
Ora che il mondo dei non-viventi, in un delirio di conoscenze e di onniscienza inseparabili dalla sua condanna alla polvere e all'espiazione ti ha espulsa, buttata fuori dalla casa della coscienza e ti ha costretta a rifugiarti non si sa dove, in luoghi irrivelati, perchè determinato ad adorare e a servire soltanto gli idoli che hanno radici tra oscuri dannati - ricordaci, filosofia.
Ricordaci, perchè nella tua memoria di scacciata una via di senso è tracciata-indecifrabile ma indistruttibile - delle nostre sciagurate, tuffate nell'infamia dell'insignificanza, vite.
Il ricordo di noi in te, il tuo in noi, filosofia" 
                                 (G. Ceronetti)

martedì 5 aprile 2011

memorie

"Non dobbiamo aspettarci la felicità, Sayuri. Non è una cosa che ci è dovuta. Quando la vita va bene, è un dono improvviso,non può durare per sempre"
                                                                                                                                                               (Memorie di una Geisha)

lunedì 28 marzo 2011

morso

        "Odo i loro passi, o la loro voce in fondo ai corridoi di pietra e corro lietamente incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l’altro, senza che io mi macchi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe giunto il mio redentore. Da allora la solitudine non mi duole, perché so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte! 
Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d’uomo? O sarà come me?"                                                                    ( J.L. Borges)


domenica 27 marzo 2011

e quindi cento...




 Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille
nasconderemo il loro vero numero... (Catullo)

venerdì 25 marzo 2011

spes

Abele e Caino s'incontrarono dopo la morte di Abele. Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano, perché erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme, Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Abele rispose: <Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima>. <Ora so che mi hai perdonato davvero> disse Caino <perché dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare>. Abele disse lentamente: <È così. Finché dura il rimorso dura la colpa>. (da Leggenda J. L. Borges)

lunedì 21 marzo 2011

Flora

                                                                                                     
   "Quanto ti sarà costato abituarti a me,
   alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
    Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
     e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.
Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell'universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri,copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi" 
 ( P. Neruda)

sabato 19 marzo 2011

danza

"Se la realtà è come un sogno, dobbiamo agire senza subirla, così come facciamo in un sogno lucido, ben sapendo che il mondo è quello che crediamo che sia" ( A. Jodorowsky)

giovedì 10 marzo 2011

teoria profana

   « L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono »                                                                                                              ( Protagora)                                                                  

mercoledì 9 marzo 2011

...prati estivi...

"Dall'età di sei anni ho la mania di copiare le forme delle cose, e dai cinquant'anni publico spesso disegni, tra quel che ho raffigurato in questi settantanni non c'è nulla degno di considerazione. A settantatrè ho un po' intuito l'essenza della struttura di animali, uccelli e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria..." (K. Hokusai)

mercoledì 2 marzo 2011

banchetto

 "Tempo verrà 
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato 
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato   
per tutta la vita, che hai ignorato..." ( D. Walcott)




martedì 1 marzo 2011

arduous climbs


" Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
ed ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milione di scale dandoti il braccio non perchè con
quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le solo vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue"(E. Montale)



giovedì 24 febbraio 2011

PAN

"Sono stato cresciuto non solo da genitori e da maestri, ma anche da potenze più remote, nascoste e misteriose, tra le quali anche dal dio Pan che stava, in sembianza di piccolo idolo indiano danzante, dietro il vetro nella libreria di mio nonno. Questa divinità, ed altre ancora, si sono prese cura della mia infanzia, e ancora prima che sapessi leggere e scrivere, mi hanno riempito di immagini e di pensieri d′oriente, antichissimi, a tal punto che più tardi io ho considerato ogni incontro con la saggezza indiana e cinese come un ritrovarsi, come un ritorno a casa. Eppure sono europeo, sono persino nato sotto il segno attivo del Sagittario, e per tutta la vita ho praticato le virtù occidentali della impetuosità, del desiderio e della curiosità insaziabile. Per fortuna, come la maggior parte dei bambini, tutto quel che è indispensabile e prezioso nella vita l′ho imparato ancor prima di andare a scuola, con la guida di alberi da frutto, della pioggia e del sole, di fiumi e boschi, di api e insetti, con la guida del dio Pan, l′idolo danzante nella stanza del tesoro del nonno. Conoscevo bene il mondo, impavido stavo in compagnia di animali e stelle, mi sapevo orientare nei frutteti e nell′acqua insieme ai pesci, e sapevo già cantare un buon numero di canzoni. Sapevo anche fare magie, cosa che purtroppo ho disimparato presto e che ho dovuto imparare daccapo in età avanzata, e possedevo tutta la favolosa saggezza dell′infanzia"       (H. Hesse, L'infanzia del mago)

mercoledì 16 febbraio 2011

sn

“Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. 
I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno”(J. Samarago)


giovedì 10 febbraio 2011

♪♫ Adagio


"  La lunga, eterna tensione di una tempesta produce questo effetto: l'attesa interminabile della catastrofe culminante. Ed è fisicamente spossante in quel tumulto eccessivo il semplice avvinghiarsi alla vita"   (J .Conrad)

martedì 1 febbraio 2011

divertissement

 
 
 
 
 
" Pericolose e cattive sono le tristezze che portiamo tra la gente, per sopraffarle; come malattie trattate in modo superficiale e sciocco, esse non fanno che arretrare per erompre, dopo una breve pausa, tanto più virulentemente; e si amassano nell'intimo e sono vita, sono vita non vissuta, svilita, perduta, di cui si può morire"  (R. M. Rilke)