domenica 17 marzo 2013



 


Soave come il pericolo attraversasti un giorno
con la tua mano impossibile la fragile mezzanotte

e la tua mano valeva la mia vita, e molte vite

e le tue labbra quasi mute dicevano cos’era il pensiero.

Passai una notte incollato a te come un albero di vita

perché eri soave come il pericolo

come il pericolo di vivere di nuovo.(L.M. Panero)

sabato 16 marzo 2013


 Quelle sostanze che, incontrandosi, subito si compenetrano e si influenzano reciprocamente, le chiamiamo affini. Nel caso degli alcali e dei sali, che, seppur opposti, e forse proprio perché opposti, si cercano e si associano col massimo vigore, modificandosi e formando insieme un nuovo corpo, questa affinità è palese. […] Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all’apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa.                                                                                                                                     ( Goethe)

giovedì 14 marzo 2013

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Non chiedere all'uomo di vivere in eterno.
Non può... c'è la morte!
(J. Prévert)

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Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza
Questa perfetta intimità con il silenzio
Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto:
- Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati...

Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco
Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore
Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo
Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste.

Resta quest'immobilità, questa economia di gesti
Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito
Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile... (V. de Moraes)

 

martedì 12 marzo 2013

 L’alba vinceva l’ora mattutina
 che fuggia innanzi, sì che di lontano 

 conobbi il tremolar de la marina.                         

 
Noi andavam per lo solingo piano 
com’om che torna a la perduta strada,

che ‘nfino ad essa li pare ire in vano (Dante, Purgatorio Canto I)     

lunedì 11 marzo 2013

 
Tutti siamo costretti dentro luoghi senza prove
dell’esistenza,  nuda, della morte.
Del resto io non vorrei nemmeno la condanna
che abbiamo imposto a Dio, cercandolo:
il suo esistere per sempre, avere sempre su di noi
aperti gli occhi vigili, vedere tutto, l’irreparabile,
sapere tutto del disastro che da qui va dentro,
nel suo cielo e non poterlo dire
è la sua prigione, senza fine mai.(M. De Santis)
 



demoni e meraviglie...

                                                                               



Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si e’ ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano di già si e’ ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi.(J. Prévert)
 

sabato 9 marzo 2013

detail 11



Questa sera la luna dentro il mare
cadrà come una perla pesantissima.
E giocherà sopra di me la folle,
la folle luna.

Si frangerà l’onda color rubino
sui miei piedi spargendo mille stelle.
Le mie mani saranno diventate
due colombelle:

e saliranno – due uccelli d’argento –
a riempirsi di luna – come coppe
e di luna le spalle e i capelli
m’irroreranno.

Il mare è un oro fuso. Metterò
in una barca il mio sogno affinché
veleggi. Chiara, diamantina ghiaia
calpesterò.

Quando la luce l’attraverserà
sarà perla pesante il mio cuore.
E riderò. E piangerò... Ma guarda, ecco,
ecco la luna! (K. Kariotakis)

martedì 5 marzo 2013


 "Nudo il tuo corpo,
autentico –
risposta definitiva al niente.
Vieni."
(G. Ritsos)


 

domenica 3 marzo 2013

detail 8

Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato, tutti
addensati nel tuo corpo. O, tu carnale Diotima
nel gran simposio dei Greci. Se ne sono andate le flautiste,
se ne sono andati filosofi e poeti. I begli efebi dormono già
lontano, nei dormitori della luna. Tu sei sola
nella mia preghiera innalzata. Un sandalo bianco
dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia. Sei l’oblio assoluto:
sei il ricordo assoluto. Sei la non incrinata fragilità. Fa giorno.
Fichidindia carnosi scagliati dalle rocce. Un sole rosa
immobile sul mare di Monemvasià. La nostra duplice ombra
si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,
coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino. O, carnale Diotima,
tu che mi hai partorito e che ho partorito, è ora
che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo. Davvero, non scordare
quando vai al mercato di comprare mele in abbondanza,
non quelle d’oro delle Esperidi, ma quelle grosse e rosse che quando affondi
nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,
come l’eternità sui libri, pieno di vita il tuo sorriso. (G. Ritsos)

 
 
 

venerdì 1 marzo 2013

  "Ce que je veux paraitre, je le parais, [...] tout ce que I’on veut de moi je peux le devenir. Et le croire. Croire que je suis charmante aussi bien..."
                                                                                             (M. Duras)