lunedì 10 settembre 2012

io non sono cambiato


 
"Io non sono cambiato.
Non è cambiato il mio cuore.
Come fiordalisi nella segala fioriscono 

gli occhi nel viso.
Stendendo stuoie dorate di versi,
vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Più non tintinna nell'erba del 

crepuscolo la falce del tramonto.
Stasera ho tanta voglia di pisciare
dalla finestra mia contro la luna"

                                                         (S.A. Esenin)

domenica 9 settembre 2012

imago



E Giacomo smise di tenersi aggrappato a se stesso e si trasformò in una vulva invisibile della grandezza del cielo, per lasciarsi possedere dal padre, una forza illimitata che lo trascinò fuori del tempo e dello spazio. Entrò nella negazione assoluta: come se stesse cadendo in un pozzo nero, dove tutto ciò che si manifestava veniva cancellato all’istante, attraversando livelli di esistenza che sfumavano, Kosménk, cuore del No illimitato, ricusava per essere infine la più grande di tutte le affermazioni. Dalla bontà infinita sorse Xàlpen, sua sposa. Giacomo fu disgregato in una nube di gocce ardenti e venne la comprensione: circolò in tutte le correnti del firmamento, della terra, dell’oceano, della linfa, del sangue. Si espanse in una rete di onde, come un incommensurabile ragno fatto di spirali. La vita era un labirinto vuoto percorso da un torrente di passione, Xàlpen, l’orgasmo continuo … Kosménk, eternamente immobile nella sua notte buia, radice di tutti i soli, di ogni luce cosciente, padre di Xàlpen, si fa amante di lei, per fondersi nella materia divenuta canto di felicità, e nascere come suo figlio: Keternen, il bimbo d’oro, pane fragile e tenero che alimenta chi lo distrugge. Keternen, nato dal sacrificio di Kosménk, salvatore della razza umana, creatore del nuovo universo, dove nessuno mangia nessuno e la carne è trasparente. Dove tutti gli esseri, mutati in comete coscienti, tracciano nel cielo una cattedrale di fuoco … Il piacere della Madre è tanto intenso che sembra dolore, perché l’orgasmo è vertiginoso e non cessa di crescere. Allora offre il suo dono maggior, la Morte, perché tutto, di nuovo, torni a Kosménk…
Giacomo si trovò nudo nella radura. Tralaf, accanto alla roccia nera, stava suonando qualcosa che sembrava un violino. Un arco d’osso con una sola corda di crine intrecciato, che appoggiava contro gli incisivi superiori per sfregarlo con un altro arco uguale, facendo uscire dallo strumento un pianto tra l’umano ed il divino. (A. Jodorowsky)
                 


sabato 8 settembre 2012

forse il cuore


"Le parole ci stancano,
 risalgono da un'acqua lapidata; 
 forse il cuore ci resta, forse il cuore"
                                                   (S. Quasimodo)

cassetto




Volevo appenderla a un muro della stanza.

Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.

Non la metto in un quadro questa foto.

Dovevo conservarla con più cura.

Queste le labbra, questo il viso –
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.

Non la metto in un quadro questa foto.

Mi fa soffrire vederla così guasta.

Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi –
una parola o il tono della voce –
se mai qualcuno mi chiedesse chi era. 
                                Costantino Kavafis



 

lunedì 3 settembre 2012

3 settembre

E i loro volti erano pallidi
Spezzati i loro singhiozzi.
Come la neve dai petali puri
O le tue mani sui miei baci
Cadevano le foglie autunnali. (G. Apollinaire)

venerdì 31 agosto 2012

...sovrano il silenzio


  a Carlo Maria Martini, m. p.
Porta con te un po' di tempo da farci star dentro il nostro silenzio
che sappia accudire i nostri racconti
... e non li disperda tra i rumori del mondo (A. Andreotti )

martedì 28 agosto 2012

E l'acqua...

  E l’acqua
a onde muore
non muore mai
e muore
non muore mai
e muore
mentre immensa
    fa il mare. 
                                          (R. Piumini)

sabato 25 agosto 2012

anelito

 
           Egli era dunque pienamente consapevole del suo ricercare e cosciente della domanda che poneva a tutti i contenuti e a tutti gli aspetti del mondo: è questo che cerco? Un giorno però vi fu una piccolissima svolta, proprio una di quelle che, essendo molto piccole, provocano grandi mutamenti. Egli cessò di chiedersi se avesse finalmente raggiunto l’obiettivo della sua ricerca e si rese conto che un qualsiasi questo non poteva mai essere altro che un nome attribuito a qualcosa che era in lui e non nel mondo esterno: e i nomi altro non sono che suoni e fumo. In quel momento scomparve la separazione tra soggetto e oggetto, come direbbero i filosofi. Il mondo non può privarci di ciò di cui è privo, tornava a ripetersi con sua enorme meraviglia. E tornava a ripetersi anche la frase per lui singolarmente ricca di significato: Io sono più io di me stesso.  Improvvisamente capì che la ricerca era stata la causa del suo non trovare , che nel mondo non si può trovare, e non si può quindi avere, ciò che da sempre si è... (P. Watzlawick)