domenica 24 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
altri mondi
Cos'è
la poesia?
Un prolungamento della vista
- e la musica è
un prolungamento dell'udito.
Voglio che un uomo dica,
leggendo queste pagine:
"Ci sono altri mondi
- remoti, solitari, silenziosi, lontani -
di strana, deliziosa vita:
andiamo! (K. G. Gibran)
Un prolungamento della vista
- e la musica è
un prolungamento dell'udito.
Voglio che un uomo dica,
leggendo queste pagine:
"Ci sono altri mondi
- remoti, solitari, silenziosi, lontani -
di strana, deliziosa vita:
andiamo! (K. G. Gibran)
lunedì 4 giugno 2012
senza teoria
Ma
di nuovo nuoto in un fascio di luce, a testa in giù, e mi vedo con
chiarezza, per intero, da ogni angolazione. Laggiù, sono sull'orlo di
una grande scoperta, ed è possibile che come un antico evento storico la
mia presenza dia adito a teorie. Ma chi lo dirà? (J.
Kincaid)
martedì 22 maggio 2012
lunedì 21 maggio 2012
postcard
...Delle ore passate all'ombra dei tuoi gesti
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi
Delle notti che vissi ninnato
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga... (V. de Moraes)
sabato 19 maggio 2012
'forse'
“Ecco qui la barca,- essa va verso l’altra sponda, forse nel
grande nulla.- Ma chi vuole imbarcarsi su questo ‘forse’ “? (F. Nietzsche)
martedì 1 maggio 2012
dal canto mio
Ogni volta che si subisce un giudizio, tutta la vita viene giudicata. Come tutte le sentenze sono sentenze di morte; ed io sono stato ben tre volte in giudizio! La prima volta, lasciai la sala per essere arrestato; la seconda, per essere ricondotto al carcere di detenzione; la terza, per venir cacciato in galera per due anni.
La società, come l’abbiamo costruita, non avrà più alcun
posto da offrirmi; ma la Natura le cui sottili piogge cadono dolcemente sui
giusti e sugli ingiusti avrà nelle sue rocce delle fessure dentro cui mi nasconderò
e delle valli inesplorate nel silenzio delle quali potrò piangere senza essere
distratto!
Essa appenderà delle stelle alle pareti della notte,
affinché io possa camminare senza inciampi in mezzo alle tenebre, e manderà il
vento a soffiare sull’orma dei miei passi, in modo che nessuno mi dia una
caccia a morte; la natura mi laverà delle sua grandi acque e mi risanerà con le
sue erbe amare" (O. Wilde)
lunedì 30 aprile 2012
poesia
Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.
Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s'aggruma attorno alla parola la neve.(P.Celan)
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.
Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s'aggruma attorno alla parola la neve.(P.Celan)
sabato 28 aprile 2012
ob fik
"Poi diventai l'amante di mio figlio. Sui giorni felici non c'è mai molto da dire - aggiunse la Sfinge dopo un lungo silenzio- la felicità detesta le parole. Prima di conoscere Edipo odiavo gli uomini in generale. Erano bugiardi, gli uomini, e appunto perchè bugiardi non arrivavano a capire che il mio enigma (quale sia l'unica creatura che ha un numero di piedi variabile -quattro al mattino, due a mezzogiorno e tre alla sera - e che quanti più piedi muove tanto minore è la forza e la velocità delle sue membra), non arrivavano a capire, dicevo, che il mio enigma allude a loro stessi, e io allora feci sbranare dalle mie leonesse gli innumerevoli uomini che non seppero risolvere questo enigma in ogni modo. Gridavano e chiedevano aiuto mentre le belve li dilianavano, e io non li aiutavo, ridevo soltanto. (F. Dürrenmatt)
mercoledì 25 aprile 2012
inscrivibile
"
Che mi riserva rivederti, amore…
quale viaggio t’hanno dato i venti?
l’oscuro avvolge questi giorni chiari
circola forse in questa luce densa…
sui dove a macchie dondolanti o ferme…
filtra oro ed il vino matura.
Spicco dal cielo questo frutto splendido,
chiudo gli occhi su quel che porta seco,
o lo stare sulle spine
o il dirsi addio a cuore gonfio,
questo tempo nel tempo senza fine. (M. Luzi)
lunedì 23 aprile 2012
domenica 22 aprile 2012
"nella morte c'è un abbraccio"
“La normalità – sottoposta ad analisi aggressive non meno che la
diversità – rivela incrinature, crepe, deficienze, ritardi funzionali,
intermittenze, anomalie. Tutto diventa eccezione e il bisogno della
norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancora più temibile alla
finestra. Si finisce così per rafforzarlo, come un virus reso
invulnerabile dalle cure per sopprimerlo. Non è negando le differenze
che lo si combatte, ma modificando l’immagine della norma”. (G. Pontiggia)
venerdì 20 aprile 2012
Três da Madrugada
"La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l'universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell'abisso senza fondo, il tempo.
La notte vuole che stanotte oblii
il tuo nome, i tuoi avi e il tuo sangue,
ogni parola umana ed ogni lacrima,
ciò che potè insegnarti la tua veglia,
l'illusorio punto dei geometri,
la linea, il piano, il cubo, la piramide,
il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
la guancia sul cuscino, la freschezza
del lenzuolo nuovo...
Gli imperi, i Cesari e Shakespeare
e, ancora più difficile, ciò che ami.
Curiosamente, una pastiglia può
svanire il cosmo e costruire il caos (J.L. Borges)
magica. Disfare l'universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell'abisso senza fondo, il tempo.
La notte vuole che stanotte oblii
il tuo nome, i tuoi avi e il tuo sangue,
ogni parola umana ed ogni lacrima,
ciò che potè insegnarti la tua veglia,
l'illusorio punto dei geometri,
la linea, il piano, il cubo, la piramide,
il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
la guancia sul cuscino, la freschezza
del lenzuolo nuovo...
Gli imperi, i Cesari e Shakespeare
e, ancora più difficile, ciò che ami.
Curiosamente, una pastiglia può
svanire il cosmo e costruire il caos (J.L. Borges)
giovedì 19 aprile 2012
Ci sono betulle...
Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non
crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che
in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa
che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i
poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli
pronti a morire.
L’anima è di per sé vagabonda in cerca di una sua soluzione…
…se ne andrà un giorno, se ne andrà lontano, perché conosce terre infinite e spazi che non hanno riscontro nella mente umana, se ne andrà senza rimpianti lasciando solo un corpo che l’ha tenuta con sé per tanto tempo in un impeto di felicità e di amore, ma che non l’ha capita, e l’ha talmente tradita che ha cercato perfino di afferrarla e di darle una spiegazione. Ma l’anima non ha una spiegazione, bisogna prenderla per quella che è: un volo d’angeli che ci passa accanto e ci dà solo un po’ di frescura. (A. Merini)
L’anima è di per sé vagabonda in cerca di una sua soluzione…
…se ne andrà un giorno, se ne andrà lontano, perché conosce terre infinite e spazi che non hanno riscontro nella mente umana, se ne andrà senza rimpianti lasciando solo un corpo che l’ha tenuta con sé per tanto tempo in un impeto di felicità e di amore, ma che non l’ha capita, e l’ha talmente tradita che ha cercato perfino di afferrarla e di darle una spiegazione. Ma l’anima non ha una spiegazione, bisogna prenderla per quella che è: un volo d’angeli che ci passa accanto e ci dà solo un po’ di frescura. (A. Merini)
domenica 15 aprile 2012
...senza regola, senza esattezza, senza ragione...
Dans le grand labyrinthe où je cherchais ma vie,
Volant de feu en flamme comme un grand oiseau ivre,
Parmi les dieux déchus et les pauvres amis,
J'ai cherché le vertige en apprenant à vivre.
J'ai cheminé souvent, les genoux sur la terre,
Le regard égaré, embrouillé par les larmes,
Souvent par lassitude, quelquefois par prière,
Comme un enfant malade, envoûté par un charme.
Dans ce grand labyrinthe, allant de salle en salle,
De saison en saison, et de guerre en aubade,
J'ai fait cent fois mon lit, j'ai fait cent fois mes malles,
J'ai fait cent fois la valse, et cent fois la chamade.
Je cheminais toujours, les genoux sur la terre,
Le regard égaré, embrouillé par les larmes,
Souvent par lassitude, quelquefois par prière,
Comme un enfant rebelle qui dépose les armes.
Mais un matin tranquille, j'ai vu le minotaure
Qui me jette un regard comme l'on jette un sort.
Dans le grand labyrinthe où il charchait sa vie,
Volant de feu en flamme, comme un grand oiseau ivre,
Parmi les dieux déchus et les pauvres amis,
Il cherchait le vertige en apprenant à vivre.
Il avait cheminé, les genoux sur la terre,
Le regard égaré, embrouillé par les larmes,
Souvent par lassitude, quelquefois par prière,
Comme un enfant rebelle qui dépose les armes.
Dans ce grand labyrinthe, de soleil en soleil,
De printemps en printemps, de caresse en aubaine,
Il a refait mon lit pour de nouveaux sommeils,
Il a rendu mes rires et mes rêves de reine.
Dans le grand labyrinthe, de soleil en soleil,
Volant dans la lumière, comme deux oiseaux ivres,
Parmi les dieux nouveaux et les nouveaux amis,
On a mêlé nos vies et réappris à vivre...
Volant de feu en flamme comme un grand oiseau ivre,
Parmi les dieux déchus et les pauvres amis,
J'ai cherché le vertige en apprenant à vivre.
J'ai cheminé souvent, les genoux sur la terre,
Le regard égaré, embrouillé par les larmes,
Souvent par lassitude, quelquefois par prière,
Comme un enfant malade, envoûté par un charme.
Dans ce grand labyrinthe, allant de salle en salle,
De saison en saison, et de guerre en aubade,
J'ai fait cent fois mon lit, j'ai fait cent fois mes malles,
J'ai fait cent fois la valse, et cent fois la chamade.
Je cheminais toujours, les genoux sur la terre,
Le regard égaré, embrouillé par les larmes,
Souvent par lassitude, quelquefois par prière,
Comme un enfant rebelle qui dépose les armes.
Mais un matin tranquille, j'ai vu le minotaure
Qui me jette un regard comme l'on jette un sort.
Dans le grand labyrinthe où il charchait sa vie,
Volant de feu en flamme, comme un grand oiseau ivre,
Parmi les dieux déchus et les pauvres amis,
Il cherchait le vertige en apprenant à vivre.
Il avait cheminé, les genoux sur la terre,
Le regard égaré, embrouillé par les larmes,
Souvent par lassitude, quelquefois par prière,
Comme un enfant rebelle qui dépose les armes.
Dans ce grand labyrinthe, de soleil en soleil,
De printemps en printemps, de caresse en aubaine,
Il a refait mon lit pour de nouveaux sommeils,
Il a rendu mes rires et mes rêves de reine.
Dans le grand labyrinthe, de soleil en soleil,
Volant dans la lumière, comme deux oiseaux ivres,
Parmi les dieux nouveaux et les nouveaux amis,
On a mêlé nos vies et réappris à vivre...
sabato 14 aprile 2012
giovedì 12 aprile 2012
Ogigia
Non andartene, amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non andartene, amore, senza avvertirmi.
Ho vegliato tutta la notte e ora i miei occhi
sono pesanti di sonno.
Ho paura di perderti mentre dormo.
Non andartene, amore, senza avvertirmi.
Mi sveglio e stendo le mani per toccarti. Ti sento e
mi domando: "E' un sogno?"
Oh, potessi stringere i tuoi piedi col mio cuore
e tenerli stretti al mio petto!
Non andartene, amore, senza avvertirmi. (R. Tagore)
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