La casa è un corpo;
è il tuo corpo, e allo stesso tempo il mio. Tento di camminare
e i lenzuoli mi si trascinano dietro come dopo l’amore; tento
di posare
un bicchiere, un piatto sul tavolo; – dalle mie dita
pende quella catenina familiare con la tua crocetta (quella
che dicono ti abbia regalato la Dea), quella
che ti pendeva sul petto, che sprigionava un alito leggero dal
tepore della tua carne; (sí, te l’ho rubata io). (G. Ritsos)

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