giovedì 13 dicembre 2012

Per questo


 
Se ho teso la mano ai tuoi versi(l’ho fatto)
come a lettere dei morti che ridestano l’animo
  da rabdomante cercato la tua fonte
  per abbeverare la mia sete
  scavato nel mio concime scheletri e petali
che per te dovevano riflettere la luce:
  – al lavoro nel mio sotterraneo mangiato dai vermi
roso dai tarli senza patria
ho una scusa?

  Se ho sfiorato il tuo dito
con lingua affamata
leccato dal tuo palmo una crepa di sale
  se ti ho sognato o pensato

sacca di sangue appena estratto
appeso rossoscuro a un gancio
  piú in alto del mio cuore
(tu che comprendi la trasfusione)
a cos’altro dovrei rivolgermi?

  Una luce-spia brilla fioca
mentre i fuochi del gas dormono
(un gatto esce in punta di zampa dai fornelli
  al gelo notturno)
il linguaggio raro e agile come la verità
scioglie il silenzio piú radicale

  L’etica del custode di un faro:
cura di tutti o di nessuno
per questo si può pure dare fuoco ai mobili
  Un questo contro cui abbiamo sbattuto
come se la luce potesse essere spenta a estro
il salvataggio negato ad alcuni

  e rimanere un faro
(A. Rich)
 

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