Non c'è prigioniero più irriducibile della donna. L'uomo avverte con offesa, paura, vergogna questo scacco indomabile, e al suo fondo una propria inferiorità sessuale, un piacere pallido rispetto a quello che immagina sconfinato e astratto della donna - la sua capacità di puttana - e, quando si persuade di averla perduta e di non poter più vivere senza di lei, la uccide. (...)
L'uomo che uccide la "sua" donna compie il più alto sacrificio di sé, in tutta una sublime tradizione artistica e letteraria, più che se ammazzasse sé per amore. E solo oggi, e faticosamente, ci si divincola da questo inaudito retaggio di ammirazione e commiserazione per l'uomo che uccide per amore, e lo si vede nella sua miserabile piccineria. (A. Sofri)
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